Omar Codazzi

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OMAR  CODAZZI
Omar Codazzi è uno dei nomi più amati e celebri nel mondo del ballo, che vede nei Pooh, Iva Zanicchi e soprattutto Claudio Villa i suoi principali esponenti. Se a noi giovani questo genere musicale può risultare un po' lontano, in realtà la passione, la dedizione e l'esperienza che troviamo dietro il lavoro di Omar possono aiutare i ragazzi di Play Campus a capire che anche un carrozziere può realizzare il suo sogno di cantare. E in quest'intervista ci parla proprio del suo percorso formativo e del tema conduttore di questa edizione del Play: il Viaggio.
Quali sono i suoi impegni per questo periodo?
Faccio tantissime serate. Abbiamo un calendario di 21 spettacoli al mese quindi sono impegnatissimo. E i progetti, ce ne sono sempre da fare e non ci si ferma mai. Bisogna sempre cercare di creare, fare, dare un qualcosa di più. Ho tante cose in mente, ma sono un po' scaramantico e ho paura che magari non si realizzino...
Il Play di quest'anno ha come tema il VIAGGIO. In fondo questa è la condizione di tutti gli artisti che vivono una vita un po' da nomadi...
Innanzitutto, per me, penso che la parola "artista" sia abbastanza grossa. Non mi ritrovo in questa definizione, anzi, dico sempre che sono un carrozziere che canta. In ogni caso, è vero siamo dei nomadi, ma è la passione che te lo fa fare. Siamo già fortunati a fare nella nostra vita una cosa che ci piace. Quando fai la cosa che hai sempre desiderato e che rappresenta la tua passione, ne affronti meglio anche i lati più faticosi. Quindi, la cosa non la senti più come un sacrificio, ma si trasforma in piacere visto che la fai con il cuore.
In tutto il suo repertorio c'è una canzone sul VIAGGIO?
Sinceramente no. Però, se ci pensi bene, ogni canzone che dedico al pubblico, quando dico che vivo e canto in "Canto per voi", è tutto già nella dimensione del viaggio. La gente che viene a vedermi ed io che vado a fare gli spettacoli, questo è già un viaggio. Per questo è nata "Canto per voi": per ringraziare il pubblico che si sposta per assistere a un mio concerto. Io per cantare mi devo per forza spostare. Il mio lavoro è di per sé viaggio puro e parla di viaggi.
Un consiglio per i giovani di Play Campus che vogliono vivere della loro arte?
Io consiglio di non mollare. Se avete la possibilità di fare dei concorsi, fateli! Soprattutto per quello che mi riguarda, la musica è vita e terapia e bisogna inseguire il proprio sogno di vivere con e per la musica. Io spero sempre che ci siano voci e canzoni nuovi. Ragazzi, scrivete pezzi vostri. Se qualcuno ha un sogno nel cassetto, di qualsiasi tipo, l'impegno premia la maggior parte delle volte. I sogni si possono realizzare: io stesso sono partito come carrozziere con la passione per il canto. Ho cominciato allora con mille karaoke soprattutto nel periodo di boom con il programma di Fiorello. In tutti i locali, a Milano, Ivrea, Piazza Fontana, io cantavo. Piano piano il mio sogno si è realizzato. Ecco, il consiglio è proprio quello di sognare. Bisogna avere qualcosa per cui combattere per poter andare avanti nella vita. Mai fermarsi, provare, mettersi in gioco e non arrendersi.


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